La voce del passato

Mi capita spesso di chiacchierare con delle persone anziane , chiacchiere molto comuni , su questioni quotidiane , in bus ,ad un semaforo o sul pianerottolo di casa.Trovo negli anziani qualcosa di affascinante ,c’è qualcosa nel loro modo di parlare che suscita suggestione, qualcosa di antico  , che mi fa restare li ad ascoltarli per ore.  Sono Partenopeo e vivo in un un quartiere dove non è raro incontrare persone di età avanzata sempre pronte a raccontare aneddoti e storie del  passato. Oggi molti dei miei amici sbuffano e diventano impazienti quando mi fermo a parlare con qualche vecchietto ,inconsapevoli che dietro a quelle rughe ,a quel tremore e a quella loro lentezza possono celarsi tesori preziosi e storie incredibili che fanno riflettere ,sognare e insegnare.

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  Avevo circa otto anni quando imparai ad ascoltare tali persone , come già detto vivo in un quartiere Napoletano che conserva ancora tradizioni , usi e abitudini di un epoca dove dividere un pezzo di pane insieme ad altri ,veniva fatto con dignità e umiltà , dove ancora oggi ,quando si cucina ,si abbonda sempre un po per poter portare un piatto caldo  a qualche vicino , dove in estate anche  a tarda notte  c’è qualcuno che fa il caffè per condividerlo con gli abitanti del palazzo in cerca di un po’ di refrigerio sul pianerottolo , dove chi non ha tanto denaro per un capodanno sfarzoso si riunisce in casa di qualcuno del vicinato per  ridere e condividere e dove i bambini possono entrare in casa delle vecchiette sole , aiutate dalle famiglie più giovani , pronte a regalargli qualche caramella.Io ero uno di questi bambini. La signora Cécile era una donnina minuta davvero tanto anziana, portava i suoi bianchi capelli raccolti in uno  chignon ,aveva gli occhi chiari ,indossava lunghe gonne a fiori o pois e foulard coloratissimi  , pulita e sempre profumata ,era lenta a muoversi ma non si fermava mai  .Abitava da sola nel vicoletto di fronte al mio palazzo , in una casa piccolina al primo piano ,abile lavoratrice a maglia ,preparava copertine da regalare a ogni nuovo nascituro del quartiere (ME COMPRESO) .Mia nonna all’epoca era più giovane ed erano buone amiche e come accadde a mia nonna  ,la sua casa a Napoli fu distrutta durante la guerra , ma la guerra portò via con se anche il grande amore della sua vita ,un uomo Napoletano ,di illustre famiglia e innamorato perso  ,si amavano tanto da far lasciare a Cécile la Francia per sposarlo e vivere con lui a Napoli .[Ciò che sto raccontando non è frutto di fantasia ,ma la testimonianza che la realtà può essere più coinvolgente di tanti film,anche se su diverse cose ho dovuto chiedere a mia madre e mia zia per conoscere e comprendere meglio le vicende e la storia]. Incontrai la signora in un caldo pomeriggio d’Estate mentre giocavo con gli altri bambini , conoscevo già la signora ma il nostro rapporto si basava su semplici saluti (spesso costretti a farli da mia madre),mentre giocavamo presi una brutta caduta , ricordo che mi sbucciai il ginocchio e restai per terra a piangere come il bambino che ero ,mentre gli altri compagni si allontanavano con il pallore lasciandomi solo li per terra.La signora Cécile che stava spesso affacciata al balcone, aveva assistito all’intera scena ,dovevo davvero avergli fatto tanta pena dato che scese a prendermi , lei non usciva mai , era troppo faticoso fare quelle scale ,eppure eccola li , a prendermi la mano alzarmi da terra . Mentre salivamo a casa sua , ricordo che non mi accorsi che avevo smesso di piangere , lei non aveva proferito parola , aveva solo sorriso . Io la seguii ,in silenzio , non avevo paura , mamma e zia ci parlavano spesso e qualche volta la domenica le portavano dei dolcetti comprati in pasticceria quindi non era un estranea.La porta era aperta e quando entrammo fui inondato da un delizioso profumo ,un profumo dolcissimo, in casa sua si accedeva direttamente in cucina , aveva dei mobili in legno scuro e ricordo le piastrelle verde chiaro e gialle che ricoprivano tutte le pareti della cucina.La signora mi fece sedere intorno al tavolo ovale ,mi medicò il ginocchio e poi, dopo tanto silenzio mi disse  “le vuoi le mele cotte?” ricordo ancora la sua voce gentile ,con quell’accento francese , mi servì tre grandi mele appena sfornate e si sedette a mangiarne una anche lei ,ricordo che mi chiese della scuola , di mamma ,di zia , parlammo degli animali e di tante altre cose. Un oretta dopo tornai a casa , mamma ringraziò la signora per le mele (che mi fece portare anche a casa) e per avermi medicato.

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Passai la mia intera estate a casa della signora Cécile, rifiutavo anche di andare al mare  ,ogni mattina appena sveglio andavano a casa sua ,lei mi preparava la colazione e  mi faceva guardare i cartoni animati , disegnavamo ogni giorno e parlavamo , parlavamo e parlavamo , spesso mi offrivo di aiutarla nelle faccende di casa ,ma le uniche cose che mi faceva fare erano mettere la tovaglia per il pranzo e andare alla bottega vicina a comprare il pane e le caramelle. Mi ci ero affezionato e mamma più di una sera la invitò a casa per la cena .Fu una delle mie più belle estati , la signora Cécile era diversa dagli altri , mi ascoltava e  quando parlava con me non partiva da nessun presupposto , non importava se ero un bambino io per lei ero degno di ascoltare e capire (anche se a volte non capivo ciò che mi diceva ).Mi raccontò di come suo marito l’aveva incontrata , faceva la ballerina di cabaret e suo marito andava ogni sera ai suoi spettacoli , mi ripeteva che gli faceva tenerezza e che  anche se non parlava francese le parole erano obsolete quando la guardava ,che l’amore è un sentimento bellissimo che un giorno avrei provato , mi fece conoscere attraverso i suoi racconti la cruda guerra le fatiche di una vita andate in fumo , e della scia di morte che porta con se, mi raccontava di cosa provò quando perse suo marito e della tristezza di non aver potuto avere figli, di quando era ragazza e sognava tante cose , mi diceva sempre che se sei bello e giovane  hai il mondo ai tuoi piedi.L’estate andò via in un soffio e io ricominciai la scuola , il pomeriggio ripetevo le tabelline con lei e se imparavo una tabellina a memoria , mi preparava la crostata.  Un giorno però tornai a casa e mamma era un pò giù , mi disse che la signora Cécile era caduta e quando si cade a quell’età è pericoloso , era in ospedale . Il giorno dopo andammo a trovarla e lei mi regalò una scatola di pennarelli che aveva fatto comprare da un infermiera al bar dell’ospedale , era diversa , non aveva i suoi soliti vestiti colorati e i capelli erano sciolti , ma i suoi occhi erano quelli di sempre , quelli che luccicavano di gioia o dispiacere nei suoi racconti .Mi disse di portargli un bel disegno di un gatto e che quando sarebbe tornata a casa mi avrebbe fatto le mele cotte. Ma la signora stava male giorno dopo giorno , mamma e zia le stavano vicino insieme ad altre persone del vialetto che tenevano molto a lei , non mi permettevano di andare in ospedale nonostante i miei capricci , dopo anni seppi che fu la signora Cécile a chiedere questo , non voleva che la vedessi nello stato in cui si era ridotta , mi mandava ancora regali e baci ma non mi bastavano. un mese dopo marciavo con altre persone dietro al carro funebre della signora Cécile ,non c’era tanta gente ,e mamma mi permise di andare ai funerali con lei . Fu un giorno davvero triste , portai con me il disegno del gatto che non gli diedi mai, le dissi addio mettendo una rosa che aveva comprato mia zia sulla bara.

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  Avevo perso un amica , una donna che mi aveva raccontato tante cose , i suoi racconti la sua storia erano insegnamenti di vita , a 9 anni mi aveva raccontato di un sentimento chiamato amore , di un altro chiamato dolore , mi aveva fatto comprendere la cattiveria della guerra ,il dolore che causa ,della morte , dei sacrifici ricompensati e delle ingiustizie quotidiane. Era una voce del passato che per caso  o per fortuna sono riuscito ad ascoltare. Se solo ascoltassimo di più ciò che le voci del passato hanno da dire ,capiremmo meglio tante cose , riuscendo a dare il giusto valore a ciò che la vita ci ha concesso. FRD   “Gli anziani – come i bambini – parlano da soli, perché hanno raggiunto la disperata saggezza dell’esperienza che sa che se anche gridassero alla folla per strada, o bisbigliassero all’orecchio della persona amata, le sole orecchie che potranno mai sentire i propri segreti sono quelle di chi li possiede.” SEAN O’CASEY

FRD

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